Ogni essere umano che sperimenta l’incarnazione sulla terra porta in sé i semi dei due mondi, quello terrestre e quello celeste. Per questo possiamo dire che egli potenzialmente è sia un animale, seppur ripulito in giacca e cravatta, che una divinità.
L’uomo non può separarsi né dall’una né dall’altra natura, ma può lavorare con esse in modo da armonizzarle ed emanciparsi. Solo quando si matura la necessaria consapevolezza su questa verità esoterica si possiede la chiave per aprire la porta della vera esistenza.
Come sappiamo, questa duplice natura è costituita dalla Personalità e dall’Essenza. La prima, egocentrica ed esigente fino alla crudeltà, è versatile, incostante, ingrata e dunque poco affidabile. Finché questa natura animale non è perfezionata, modifica le proprie sensazioni, il linguaggio e la condotta a seconda delle proprie pretese e dei propri interessi; si serve degli esseri e delle cose unicamente per la propria sopravvivenza e il proprio tornaconto personale; un parassita e un mostro competitivo obnubilano la vera funzione spirituale di questa natura.
L’Essenza, invece, rimanda al carattere indivisibile dell’Essere Umano, alla sua essenza pura, semplice e sincera, senza il quale Egli non può essere. L’Essenza è il vero Io, è il senso d’identità e l’etica nell’uomo, e partecipa alla consapevolezza dell’Essere rappresentandone l’essenziale in tutte le esperienze manifeste.
Sebbene lo Spirito incarnato, l’Essenza, sia intelligibile e invisibile, resta pienamente reale come la Realtà più tangibile, sebbene l’uomo ne verifichi l’esistenza solo quando è risvegliato, attivo, cioè quando nella pratica del Lavoro è Presente a ciò che è.