Tre principali rapporti sono possibili nelle relazioni tra l’uomo e il mondo. Questi rapporti possono essere visti come tre stati d’esperienza con cui l’Essere sperimenta se stesso:

  1. L’Uomo confuso e perso nel mondo
  2. L’Uomo rifiutato e alienato dal mondo
  3. L’Uomo nel mondo ma non del mondo

Delle prime due relazioni abbiamo trattato nella SECONDA PARTE di questo scritto.

La terza relazione è egregiamente citata nei vangeli con la parabola: “Sono nel mondo, ma non sono di questo mondo”.

Questo tipo d’uomo partecipa alla vita del mondo ricordandosi di sé, cioè mantenendo viva la cosxienza della propria Essenza: è vigile e sveglio; quante volte sempre nei Vangeli è usata la parola: Svegliatevi, Vegliate!

L’uomo nel mondo ma non di questo mondo non è rinchiudibile in definizioni, e dunque non va confuso ed etichettato con un epiteto o un’altra credenza. Egli non crede e non aderisce ad alcun dogma, non segue dottrine o correnti di pensiero per giungere alla verità; la verità l’ha trovata arrendendosi alla Realtà. Trovata la sorgente, egli è oltre la dualità, è oltre l’uomo; non è più di questo mondo ma è consapevole di essere in questo mondo.

Quest’uomo vive senza i plausi mondani, senza clamori, senza rumori, senza ricette, non ha bisogno di seguaci o di impartire proseliti, non impone la sua verità e non limita la libertà altrui. Costui è un discepolo della Realtà, è un fautore del ciò che è; nel limite del possibile accoglie tutto ciò che è, essendo egli stesso questo limite e questo Essere. Egli sa compiere l’atto del pensare attivo; focalizzato e motivato, vigila e testimonia l’esperienza viva della Realtà e della Vita. Quest’uomo ha realizzato che tutto ciò che è Reale è l’Essere, e che la Cosxienza del suo Essere è tutto ciò che è.

Ebbene, quest’uomo all’apparenza sembra essere velato da un alone di mistero, sembra nascondere un segreto irrivelabile agli uomini perduti nel mondo e rifiutati dal mondo. In verità, costui non è depositario di alcun segreto, ciò di cui quest’uomo dispone è un’esperienza diretta della verità che sancisce e dona senso al suo Scopo.

Gli uomini persi nel mondo, i cosiddetti uomini per bene, in genere sono i fautori del moralmente e dell’eticamente corretto; quante folle non si pongono mai domande sul perché del loro credo e sulle cose, e continuano ad affidarsi alle sole regole e alle norme sociali per poter vivere una vita a loro dire ‘giusta’ e ‘dignitosa’. L’uomo nuovo, seppur con rispetto, non vive più di norme e regole per lui ingiuste e limitanti, perché avendo unito l’interiorità e l’esteriorità ha unito il Cielo e la Terra; egli porta dentro di sé i Principi di una Legge universale commensurata al volere dell’opera divina.

Certo, tutto ciò può sembrare solo filosofia inapplicabile o il racconto delle solite sciocchezze, mentre le cose del mondo si stanno mostrando sempre più concrete, è vero. Ci aspettano anni molto duri ed un periodo di notevoli cambiamenti, con avvenimenti anche drammatici: guerre, forse altri psicodrammi collettivi, e chissà cos’altro verrà disposto per risvegliare l’intera umanità dal torpore di un incubo di fine era. Se non si lavora su di sé, e dunque al cambiamento del paradigma dominante, ai futuri eventi gli uomini perduti e rifiutati dal mondo reagiranno come in passato, e cioè pagando un prezzo altissimo in termini di distruzioni, immani patimenti e gratuite sofferenze.

 

Forse tutti i draghi delle nostre vite sono principesse che aspettano solo di vederci agire, una volta sola, con bellezza e coraggio. Forse tutto ciò che ci spaventa è, nella sua essenza più profonda, qualcosa di indifeso che vuole il nostro amore.

Rainer Maria Rilke