Ogni individuo spera che conquistando un posto nel mondo si ritroverà, ma al tempo stesso teme che sia proprio questo mondo con le sue regole che lo escluderà, lo rifiuterà… tutto secondo la sua volontà. Il desiderio di essere parte del mondo, della collettività, e allo stesso tempo temere di esserne divorati, è il sottile autoinganno nel quale è crocifissa la cosxienza non-risvegliata. La contrazione psichica dettata da questo stato interiore è sperimentata come separazione tra uomo e mondo, un sentimento che genera paura, solitudine, conflitto e dunque sofferenza.

Ogni cosxienza condizionata dalla luce umbratile del mondo porta un’immensa promessa, che al tempo stesso pesa come una grossa minaccia. É il dilemma della cosxienza non-illuminata, divisa tra il cercare la realizzazione nel mondo ed essere continuamente tiranneggiata e minacciata da questo mondo.

Da millenni i sapienti insegnano che la soluzione al senso di separazione è risvegliarsi in cosxienza. Gli illuminati ci dicono che la separazione è solo apparenza, perché non esiste reale separazione tra l’Essere e il mondo manifesto.

Giacché ogni fenomeno di questo mondo ha una durata di vita così breve ed effimera, si potrebbe quasi dire che tutto ciò che si sperimenta somigli sempre ad uno spettacolo di ombre cinesi. Per coloro che sono profondamente radicati nella realtà dell’Essere, il mondo può essere facilmente visto come una proiezione di sé da conoscere e perfezionare, e non un abbozzo irreale da temere e combattere. Per l’uomo confuso e perso nel mondo dei condizionamenti, questo abbozzo irreale è scambiato per la realtà, ed è tutto ciò che esiste, non c’è nient’altro.

In fin dei conti, il significato del mondo è per l’uomo comune quello di perdervisi e di soffrire. In questo momento sembra che sperimentare la sofferenza sia necessario perché l’uomo possa trascendere il mondo dei condizionamenti. Tuttavia, allorché sorge il Risveglio, la sofferenza non è più necessaria. Si arriva alla fine della sofferenza perché si è trasceso il mondo, o per meglio dire, si è sublimata l’idea personalizzata che si ha del mondo. Allora l’uomo aperto alla visione interiore afferma: “Io sono nel mondo ma non del mondo”.

Uno stato libero dalla sofferenza sembra essere la meta e il cammino di ognuno, ed è inevitabile che ciascuno lavori per realizzarlo. Forse non è il cammino di tutti in questa vita, ma sembra essere universale. Anche senza un insegnante o un insegnamento spirituale, per risvegliare l’Essenza ciascuno dovrà alla fine passare “per di qua e per di là”, per cui forse è bene che la folla sia persa nel mondo e rifiutata dal mondo. D’altronde, quale miglior Maestro si può desiderare se non l’inesauribile esperienza di Vita offertaci dal mondo?

La sola differenza tra un Maestro e un allievo è che il Maestro, con stile, al pari della Vita, abbraccia totalmente la Realtà per essere e sperimentare liberamente ciò che è. 
La porta allora è aperta, si può essere contestualmente sia “di qua” che “di là”.

Il Risveglio è la via centrale, la maestria più efficace, una potente realizzazione che non può essere considerata come una pratica, perché non si situa nel mondo e nemmeno nel tempo.

È bene ricordare che, oltre le apparenze, il Mondo delle forme nella sua instancabile creazione è una manifestazione temporanea del Reale. Ciò ch’è Reale è Dio.

 

“Il tuo viaggio è diretto verso la tua terra natia. Ricordati che stai viaggiando dal mondo delle apparenze verso il Mondo della Realtà”.
(Rumi)