Le pratiche mirate del Lavoro, se attuate con metodo e motivazione, possono “perforare” (almeno temporaneamente) il “guscio mentale”, lasciando penetrare dei barlumi di verità, e farci comprendere che la “Realtà” comunemente accettata (con i suoi dogmi, valori e traguardi sociali) non è affatto la sola possibile, né tantomeno il frutto di una scelta o di un’evoluzione spontanea, ma che con ogni probabilità è stata plasmata da una ristretta minoranza di “individui”, un’elite che ha il dominio sulle masse, ridotte ormai a semplici ingranaggi di un sistema malato e sempre più senz’anima. La via d’uscita? È dentro!

Il punto fondamentale che accomuna psicologia transpersonale, mistica e dottrine esoteriche è questo: quanto più ci identifichiamo con ciò che non siamo, tanto maggiore è la nostra sofferenza. Fino a quando non comprenderemo chi siamo realmente e quanto sconveniente sia la nostra posizione attuale, niente potrà cambiare, né fuori né dentro di noi.

Non possiamo cambiare il mondo esterno senza prima spezzare le catene mentali che limitano la nostra visione e offuscano i nostri pensieri, senza prima rompere le sbarre formate da pregiudizi cristallizzati e da sensi di colpa automatici che ci assalgono emotivamente, quando percepiamo di non essere adeguati nello svolgere i nostri “doveri”, o se non appaghiamo le aspettative con cui il mondo ci ha programmato e che, finché incosapevoli, rincorriamo per fini esclusivamente predatori.

Abbiamo una forte resistenza a portare motivazione e metodo al nostro Lavoro interiore. Speriamo di avanzare pur rimanendo distratti, vaghi, persi nelle nostre convinzioni personali che, solo quando indagate con metodo, si rivelano essere la vera causa delle nostre illusioni e di ogni possibile “male”.

Finché non siamo in grado di formulare con sincerità ciò che esattamente ci trattiene, saremo in grado di applicare solo soluzioni generiche e temporanee, ma mai risolutive. La linea di minor resistenza è dei più; occorre ricordare che “molti sono i chiamati ma pochi gli eletti”.

La Via stretta non è per tutti, non perché vi siano privilegiati o predestinati, ma perché non tutti vogliono “morire da vivi”, non tutti vogliono cessare di “apparire” per “Essere”.

Ogni possibile esperienza mondana, per quanto nobile e straordinaria, non può non rappresentare un sempre maggiore allontanamento dall’Essenza, la nostra natura autentica. Identificati in prigioni percettive, ogni esperienza personalizzata viene fatta dall’ombra del vero Essere, ogni esteriorizzazione non è che un perdersi in altro, un pretendere da un altro, un dipendere da altro: in altri termini, un non-essere. Qui sta l’importanza di trovare un punto di riferimento luminoso, un amante della Realtà che percorra e indichi la Via, giacché, una volta scoperta la nostra vera Luce, essa deve essere l’unica Realtà nella nostra Cosxienza.

Come l’antidoto al morso di un serpente è contenuto nel veleno stesso, così la vera Luce è racchiusa negli ostacoli della Vita.