Osservando un seme di grano che germina, si nota che le sue radici si inerpicano dapprima sulla superficie del terreno, per poi immergersi e ancorarsi in basso spingendo il fusto verso l’alto in una linea verticale rispetto al piano orizzontale della terra. Allo stesso modo, quando applichiamo con successo uno qualsiasi dei metodi per il Risveglio della cosxienza, promuoviamo il depotenziamento artificiale della nostra Personalità orizzontale favorendo contestualmente la verticalizzazione dell’Essenza.
Mentre per l’agricoltura esteriore la superficie è la terra, quella dell’agricoltura interiore è il tempo.
Per cui, maggiore è il tempo che investiamo nell’auto-osservazione, nel limitare le distrazioni e le perdite energetiche, per coltivare meglio l’attenzione e l’applicazione dei metodi offerti dal Lavoro, più velocemente progredisce il nostro stato interiore e più la nostra Essenza si apre alla verticalità dell’Essere. D’altro canto, più tempo sprechiamo nelle nostre distrazioni e idealizzazioni, e nella pratica soltanto intermittente, più permettiamo alle nostre abitudini ataviche di riaffermarsi, depotenziando e respingendo i nostri propositi e i nostri progressi.
C’è una concorrenza aggressiva, a volte spietata, nell’utilizzo del nostro tempo interiore, e in ambito iniziatico è risaputo che il tempo è cosa sacra per l’uomo. Pensieri, umori, desideri e sensazioni, mal governati, competono per dominare il nostro paesaggio interno, facendoci sprecare energia e sottraendoci il nostro sacro tempo. Fintanto che non siamo attivamente motivati e vigili, la nostra aspirazione sarà deturpata e popolata da tutt’altri istinti: sopravvivenza, preservazione e senso di appartenenza ci distrarranno dal nostro stesso essere.
Per dedicare più tempo al Lavoro interiore dovremo dunque essere focalizzati a ricordare di più e a dimenticare di meno; meglio utilizziamo la nostra “orizzontalità”, la personalità di superficie, più velocemente vedremo progressi nella nostra Vita.
Come può l’uomo essere indipendente dalle influenze interiori, da quelle esteriori e dalle grandi forze cosmiche, quando è suggestionato e influenzato, costretto e sottomesso a tutto ciò che lo circonda? L’uomo ordinario è in balìa di tutte le cose che non conosce di sé e intorno a sé. Padroneggiare la realtà del proprio tempo interiore, diventare libero, rinunciare alla schiavitù, ecco ciò per cui un uomo dovrebbe lottare allorché è diventato, anche solo per poco, cosxiente della sua situazione interiore.
Senza la conoscenza di sé, senza la comprensione del moto e delle funzioni della sua macchina, l’uomo non può essere libero (l’uomo non libero è solo una macchina), non può governarsi e resterà sempre uno schiavo, in balia delle forze che agiscono su di lui. Ecco perché negli insegnamenti antichi, la prima richiesta a chi si metteva sulla via (iniziatica) della liberazione, era: Conosci te stesso.
(Georges I. Gurdjieff)